L'Habitat

 

Il Parco del Monte San Giorgio:
Piante - Evoluzione del bosco - Processionaria - Fiori - Animali - Tracce

Le piante

Il Pino nero                        

La pineta di Pini neri presenta una struttura artificiale del bosco: la piante hanno il tronco all'incirca dello stesso diametro ossia hanno la stessa età (sono coeve) e questo in un bosco naturale non si verifica. La pineta inoltre, a differenza dei boschi di caducifoglie, permette uno scarsissimo sviluppo del sottobosco. Questo è dovuto al fatto che le conifere tendono a trasformare la composizione chimica del terreno, rendendo più difficile la crescita di altre specie vegetali sotto di loro (infatti la corteccia di Pino viene usata come diserbante naturale).

Quando cresce isolato, il Pino nero assume forma regolare, piramidale, con i rametti e gli aghi rivolti verso l'alto. 

Le pigne sono piccole, portate generalmente agli apici dei rami.

La corteccia è divisa in scaglie sottili che si sfaldano facilmente.

 

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Il Pinastro

Il Pinus pinaster o Pino marittimo, è meno fitto del Pino nero, ha meno aghi sui rami, molto spesso li ha solo agli apici dei rami. 

Le pigne sono disposte un po' ovunque, molto spesso anche attaccate al tronco. Le pigne del Pinastro sono molto più grandi di quelle del Pino nero

Nel Pinastro la corteccia è molto spessa, divisa in grosse scaglie, con profonde fenditure

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L'Ulivo

L'Ulivo cresce e fruttifica sul San Giorgio.

Sulla montagna è presente la forma selvatica, l'Olivastro, ulteriore testimonianza del clima particolarmente mite.

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La Robinia

 

 

Il Leccio

Il Leccio (Quercus ilex) appartenente alla famiglia delle querce, è tipico della macchia mediterranea: cresce spontaneo anche sul Monte San Giorgio, "fuggito" da qualche giardino.

L'esemplare della foto sotto è sopravvissuto all'incendio che ha devastato il San Giorgio nel 1999.

 

 

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La Roverella 

La Roverella (Quercus pubescens) è un piccolo albero o arbusto e, essendo meno esigente della Rovere, cresce su terreni aridi e pietrosi.

Nel particolare sotto si vede la leggera peluria alla quale deve il suo nome (quercus pubescens, vuol dire pelosa).

 

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La Farnia

 

 

 

 

 

 

 

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Carta delle querce

Quercus robur (farnia), Q. petrae (rovere), Q. pubescens (roverella) 

Origine e diffusione: le Querce hanno un'ampia diffusione in Europa, anche se la rovere è meno comune. L'areale non comprende l'estremo nord e l'estremo sud del continente. In Italia la Farnia si trova nelle regioni settentrionali e predilige i terreni freschi, fertili e profondi. Teme i ristagni idrici. La rovere predilige stazioni di clima temperato ad elevata umidità atmosferica e non tollera terreni con elevati ristagni idrici. La roverella colonizza le pendici più siccitose e calde. 
Tipo di pianta: albero di dimensioni variabili, che arriva fino ai 50 m di altezza. Chioma più o meno espansa: la rovere ha chioma più espansa della farnia. La roverella invece un piccolo albero o un arbusto. Esiste una facilità di ibridazione tra le diverse specie e quindi è possibile trovare individui con caratteristiche intermedie. 
Corteccia: dal bruno chiaro al marrone scuro profondamente rugosa e molto spessa e fessurata.
Gemme: alterne lungo il ramo e portate in gruppetti nella parte terminale del ramo, di colore rossiccio nella farnia e bruno nelle altre.
Foglie: foglie lobate più o meno profondamente nella farnia, la parte basale della foglia presenta due orecchiette all'inserzione del picciolo, la pagina inferiore delle foglie adulte è glabra. La rovere ha foglie cuneate alla base ed il picciolo più lungo (1,5-2,5 cm), sulla pagina inferiore all'ascella delle nervature si trovano ciuffi di peli bruni, le foglie adulte sono glabre. Le foglie della roverella sono relativamente piccole, con lobi poco profondi, peloso-vellutate sulla pagina inferiore, quasi glabre a maturità, i piccioli hanno una lunghezza da 2 a 12 mm.
Fiori: piante monoiche: i fiori maschili sono portati in amenti cilindrici lassi e penduli con 4-14 stami , quelli femminili solitari o a gruppi di 2-5 con capolini sessili o brevemente peduncolati a seconda delle specie (farnia peduncolo di 3-5 cm). Epoca di fioritura: aprile-maggio.
Frutti: achenio (ghianda) in genere ovato-oblungo, protetto da una cupola diversa a seconda delle specie. Nella farnia la cupola arriva anche a metà della ghianda ed ha squame embricate, appressate e tomentose. Nella rovere la cupola è più breve e le squame sono piccole e appressate. La roverella ha un frutto più piccolo ed è protetto dalla cupola fino a metà, presenta squame appressate, lanceolate e tomentose.

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Evoluzione del bosco

Il Pino marittimo è pirofita attiva, significa che il passaggio del fuoco ne favorisce la germinazione: il calore scioglie la resina, i coni (le pigne) si aprono , ne esce il seme (il pinolo), che non solo può germogliare, ma si trova anche senza concorrenza di altre piante (almeno all'inizio). Infatti il Pino marittimo è originario di zone nelle quali il fuoco era un elemento naturale dell'ambiente; il fuoco ha quindi contribuito a selezionare le specie ad esso resistenti. I giovani pini nati dopo l'incendio, sono quasi tutti Pini marittimi.
Un tempo il Monte San Giorgio era ricoperto da boschi di querce (rovere nelle zone più fresche, roverella in quelle più calde e secche), accompagnate dal Ciliegio selvatico, dal Ciliegio di Santa Lucia… 

Il degrado della vegetazione forestale. 
Le prime cause di degradazione della vegetazione forestale che doveva coprire più o meno tutto il monte nell'antichità (1), sono stati interventi molto antichi, come il pascolo, ormai abbandonato da lungo tempo, le ceduazioni anche troppo frequenti (2), la carbonizzazione del legno (si utilizzava molto il carbone di legna), la raccolta della cosiddetta "rusca", la cortecciola da tannino per la concia delle pelli. Era un lavoro questo che veniva fatto quando la pianta era in succhio, cioè in primavera, quindi con un certo danno per le ceppaie perché le piante erano già in vegetazione; dopo la ceduazione con un coltello a due mani si staccava, con un lavoro improbo, questa corteccia, che in quel momento si staccava un po' più facilmente dal fusto in quanto c'era la linfa circolante. Da questa operazione è derivato il termine gergale piemontese "ruscare", cioè fare un lavoro molto faticoso. Negli anni '20 incominciò il rimboschimento (3) con le conifere, come in tutta la fascia pedemontana che va da Pinerolo a Lanzo attraverso l'imboccatura della Val di Susa. Fu scelto il Pino nero austriaco perché è una specie rustica, frugale: si accontenta di poco, cresce anche su suolo aridi e petrosi come questo, e avrebbe dovuto preparare il terreno per il ritorno della vegetazione naturale (il querceto).

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 La Processionaria

La Processionaria del Pino (Thaumatopoea pytiocampa) è un lepidottero, una farfallina notturna, che tra agosto e settembre depone le uova a manicotto sugli aghi dei pini.
Ogni ovatura è composta da un numero variabile di uova (da 100 a 400). Dalle uova escono le larve, i bruchi, che a maturità misurano 30-40 mm, sono densamente pelose, di colore bruno, con una fascia ventrale giallastra Le larve si nutrono voracemente degli aghi di pino, causando defogliazioni anche di grande entità. 
Gli attacchi indeboliscono la pianta, favorendo la comparsa di altre malattie.I peli urticanti delle larve possono causare irritazioni cutanee, oculari e respiratorie. È bene non solo non toccarle, ma neanche schiacciarle con la scarpa, perché questi peluzzi si spezzano e si diffondono nell'aria.
Per passare l'inverno, le larve si costruiscono un nido di seta, che forma un vistoso globo compatto grigio perla o bianco brillante, sui rami più alti e soleggiati. 
A primavera, nelle prime giornate calde è facile vedere le caratteristiche "processioni" delle larve che cercano il luogo più adatto per interrarsi e trasformarsi in crisalidi.
La crisalide si trasformerà in farfalla in luglio-agosto. Non sempre lo sviluppo si completa nello stesso anno: a volte la crisalide resta nel terreno in riposo per uno o anche più anni.

Nemici naturali.
In natura la processionaria ha alcuni nemici che ne controllano la diffusione, per es. una piccola vespa che ne parassita le larve, e la formica rossa .La processionaria attacca i pini soprattutto sui versanti caldi: ecco perché bisognerebbe evitare la messa a dimora di questa conifera in zone esposte a sud, al di sotto dei 500 m s.l.m.Nelle zone d'origine del P. nero (Austria, Trentino, Parco Naturale d'Abruzzo) bastano i nemici naturali e le condizioni climatiche a limitare la diffusione di questo parassita. 
Quando è avvenuto il rimboschimento sul monte san Giorgio, all'inizio del '900, non si è data importanza a questo fattore; successivamente (intorno ai primi anni 60), in seguito alle massicce infestazioni, si è provato a introdurre dei nidi di Formica rufa, sulla collinetta di San Valeriano, ma non sono attecchiti.
Negli anni '80 le piante sono state irrorate con il Bacillo thuringensis, che è efficace a contenere l'infestazione, ma questi trattamenti, che devono essere fatti in un preciso periodo dello sviluppo delle larve, costano molto.

La normativa.
Il Decreto Ministeriale 30 ottobre 2007 "Disposizioni per la lotta obbligatoria contro la processionaria del pino" prevede che il Servizio fitosanitario regionale individui i luoghi e le modalità di intervento più idonee, nonché stabilisce che gli interventi prescritti devono essere effettuati a cura e a spesa dei proprietari o dei conduttori delle piante infestate.

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I fiori

 La Peonia officinale

Il Monte San Giorgio è uno dei pochi luoghi in Piemonte dove cresce ancora spontanea la Peonia (Paeonia officinalis). Questa specie è una delle più belle e vistose della nostra flora, che colpisce, con il colore smagliante e le dimensioni dei fiori, anche il turista meno attento: è perciò sottoposta a raccolte vandaliche che ne minacciano la sopravvivenza. E' protetta dalla legge in tutta Europa. 

È anche il simbolo del Parco Naturale del Monte San Giorgio.

 

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L'Anemone pulsatilla

Questo bellissimo fiore cresce comunemente in montagna, ed è raro a queste quote.
Un tempo lo si poteva trovare sul prato sulla cima, oggi a causa del continuo calpestio è quasi scomparso.

 

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Il Giglio di San Giovanni

Altra pianta rara e protetta. Cresce su terreni aridi e pietrosi, e fiorisce verso la fine di giugno (il 24 giugno è San Giovanni).

 

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La Daphne mezereum

Detta anche Fior di stecco, è una piantina assai diffusa ai margini del bosco e delle radure sassose; è un piccolo arbusto con foglie sempreverdi che in aprile-maggio si ricopre di numerosi fiori rosa intenso, molto profumati. 
È una specie protetta e un tempo si poteva trovare anche sul prato sulla cima. Attenzione: è velenosa.

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Il Dente di cane (Erythronium dens-canis)

Nel sottobosco di rovere e roverella in primavera spuntano i bellissimi fiori di questa liliacea. I tepali rosa si rivolgono all'indietro lasciando scoperti gli stami con le antere blu intenso, l'ovario verde e lo stilo biancastro con stimma bifido. È chiamata così a causa del tubero sotterraneo a forma di dente.

 

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La Lonicera etrusca

Questo caprifoglio non volubile, arbustivo, molto frequente in Toscana (lo dice il suo stesso nome) è molto interessante perché ha qui una delle sue pochissime stazioni nelle Alpi occidentali.

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La Ginestra dei carbonai

Questa ginestra è una nuova arrivata, dopo l’incendio.

 

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 L'Asfodelo

L'Asfodelo, liliacea mediterranea dai fiori regolari ed ermafroditi inseriti su di una infiorescenza a pannocchia, è una pianta eretta, alta 70-110 cm, con un robusto fusto cilindrico dato dallo scapo fiorale, privo di foglie e molto ramificato nella parte superiore. 

 

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Gli animali

Il capriolo

Sul San Giorgio ci sono molti caprioli, e di mattina presto o di sera è possibile vederli; è comunque molto facile sentire il loro caratteristico richiamo, una via di mezzo tra l'abbaio e il raglio.

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Il cinghiale

Sul Monte San Giorgio ci sono diversi cinghiali: non è facile vederli, perché escono al crepuscolo o di notte, ma è molto facile vedere le loro tracce, il terreno "arato" con le potenti zanne, alla ricerca di radici carnose, bulbi, insetti, larve, funghi. Si nutre anche di ghiande, castagne e di frutti selvatici.

Nelle foto: arature sulla cima del San Giorgio.

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Lo scoiattolo

Sul San Giorgio c'è ancora una popolazione abbastanza consistente di scoiattoli "rossi", che altrove sono stati soppiantati da quelli "grigi" americani, introdotti in Europa a metà del '900.
Nella foto a fianco uno scoiattolo buongustaio che mangia i fiori dell'olmo.
Non è facile vedere gli scoiattoli, perché come ci sentono, scappano. È però molto facile vedere i resti dei loro banchetti: le pigne rosicchiate.

 

 

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Alcuni uccelli

Molti sono gli uccelli presenti sul Monte San Giorgio: vediamone alcuni:

La cincia dal ciuffo

Inconfondibile per il ciuffo sul capo, la cincia dal ciuffo si nutre prevalentemente di insetti, ma integra la dieta con i pinoli, che estrae dalle pigne: è quindi un uccellino che vive prevalentemente nei boschi di conifere.Come tutte le cince si dimostra un'ottima acrobata tra i rami per la ricerca del cibo. 

Il crocere

Tipico dei boschi montani di conifere, è stato avvistato anche sul San Giorgio; il caratteristico becco incrociato gli permette di estrarre con facilità i semi dalle pigne.

L'occhiocotto

In Piemonte nidifica in pochissime "oasi xerotermiche". Specie tipica della macchia mediterranea, il maschio si riconosce per il cappuccio nero e l'occhio rosso. La sua nidificazione in aree arbustive del Monte San Giorgio, e stata scoperta alla fine degli anni '70. Nidifica nel fitto dei rovi, dove è protetto dai predatori.

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I Picchi

Si nutrono soprattutto di insetti stanati con il potente becco e catturati con la lunga lingua estensibile. Nidificano nei buchi scavati negli alberi con il becco che molte specie utilizzano anche per tambureggiare allo scopo di stabilire i confini territoriali. Caratteristico il volo ondulato con ali chiuse tra una serie di battiti e l'altra.

Picchio verde

Freccia verde-gialla e rossa nel bosco è inconfondibile anche grazie alla caratteristica e sonora "risata". Sul San Giorgio, è comune incontrarlo soprattutto nelle zone di margine del bosco.

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Picchio rosso maggiore

Leggermente più piccolo del Picchio verde è altrettanto inconfondibile nella sua livrea nera, bianca e rossa. Tambureggia spesso e sonoramente. E' la specie più comune in pineta.

Picchio nero

È il gigante dei picchi, dalle dimensioni di una cornacchia, completamente nero con il capo rosso. E' un tipico abitatore delle foreste montane con alberi grandi e maturi. In questi ultimi anni è in forte espansione in tutta la Regione: avvistato recentemente, è un potenziale nidificante del Monte San Giorgio. 

Torcicollo

Inconsueto come Picchio: migratore, piumaggio mimetico, non si arrampica sui tronchi, non tambureggia: deve il suo nome all'abitudine di contorcere il collo per corteggiamento o minaccia.

Upupa

Uccello stupendo, dalla grande cresta, dai colori vivaci e il caratteristico volo"sfarfaleggiante"; ci fa visita in primavera proveniente dall'Africa per nidificare. 
È il simbolo della LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli).
Nelle foto, è ripresa verso sera, mentre cerca con il suo lungo becco, insetti da mangiare.

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I rapaci

Per la loro bellezza, la loro potenza e la relativa rarità, al culmine della piramide alimentare, i rapaci, predatori per eccellenza, hanno da sempre affascinato ed intimorito l'uomo.Sul Monte San Giorgio la loro relativa abbondanza ne testimonia il valore conservazionistico. 

Biancone

È un grosso rapace, con le ali larghe e sfrangiate e le parti inferiori bianche con barrature più o meno evidenti. È uno dei rapaci meno comuni del Piemonte; d'inverno migra in Africa.Caratteristico per le sua abitudini alimentari, si nutre quasi esclusivamente di serpenti.La nidificazione sul Monte San Giorgio si è ripetute per 5 anni sul versante sud-ovest. L'abbandono successivo è attribuibile, con ogni probabilità, al disturbo dovuto allo sviluppo dell'attività di volo libero, perturbante la tranquillità del sito riproduttivo e dei terreni di caccia.

Falco Pellegrino

Uno dei più rari e minacciati rapaci piemontesi negli anni '80, è attualmente in netta ripresa ed i ripetuti avvistamenti anche in coppia, consentono di inserirlo tra i potenziali nidificanti del Monte San Giorgio; dipenderà dal grado di tranquillità che saremo in grado di assicurargli. Per questo gli Amici del Monte San Giorgio hanno fatto di questo elegante predatore, che con picchiate che sfiorano i 300 km/h cattura uccelli in volo, il proprio ben augurale simbolo. 

Astore

E' il signore della foresta, agile e potente, insegue le prede nel folto del bosco. Diffuso in Piemonte soprattutto nei boschi montani, nidifica regolarmente nella pineta del Monte San Giorgio. 

Poiana

E' il rapace più comune grazie alla sua adattabilità. E' facile sentire il suo grido acuto e lamentoso.

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I Rettili

 

 
   
   

Le tracce

Andando a spasso per il Parco è molto difficile vedere degli animali: sia gli uccelli che i mammiferi e sovente anche i rettili ci sentono arrivare per tempo e si nascondono. E' però possibile, osservando attentamente, vederne le tracce: resti di pasti, nidi o tane, deiezioni o altro.

Si riconoscono molto bene le pigne rosicchiate dagli scoiattoli, da quelle rosicchiate dai topolini: questi ultimi, con i loro dentini affilati, staccano bene tutte le scaglie, lasciando il torsolo della pigna ben pulito, mentre gli scoiattoli con i loro dentoni strappano le scaglie lasciando il torsolo tutto sfilacciato.


E' abbastanza facile distinguere gli escrementi prodotti da erbivori da quelli dei carnivori.
L'alimentazione degli erbivori è relativamente povera di sostanze nutritive e ricca di sostanze non assimilabili: per questo motivo le "fatte" degli erbivori sono abbondanti e ricche di vegetali non assimilati; hanno pressa a poco il colore e la consistenza di pallottoline di erba secca. I carnivori invece depongono meno escrementi, perché la loro alimentazione è più ricca, contiene meno resti indigeriti; il colore è in genere più scuro. 
I carnivori hanno inoltre l'abitudine di contrassegnare il territorio con gli escrementi, per cui li depongono in punti ben in vista: sulle pietre, sui ceppi degli alberi, nei tratti sgombri dei sentieri.

 

 

 

 

 

 

                                                                                                                                                 
                                                                                                                                       

 

 

 
  Amici del Monte San Giorgio © 2007
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