Sentieri

 

I sentieri del Monte San Giorgio: il viol d'l'asu

 

Il viol d'l'asu

Si tratta di un "sentiero-balcone" che, partendo da San Valeriano taglia a mezza costa tutta il versante sud-est del San Giorgio, che guarda Piossasco, e arriva sopra la Croce dei Castelli. 
Tempo: circa 25 min. 

Dalla sbarra al fondo di via Monte Grappa si percorre un piccolo tratto della carrareccia, alla prima curva si lascia la strada per un viottolo (segnato) che sale verso sinistra. Dopo una breve rampa, l'antico tracciato continua in leggera salita a mezza costa, nel bosco: poiché si attraversa una proprietà privata, si raccomanda di non uscire dal sentiero.
Dopo un breve tratto, si incontra una costruzione, sulla destra: si tratta di un'antica vasca di raccolta di acque provenienti da sorgenti superficiali: sul frontespizio c'è scritto "VASCA GIUSEPPE" e l'anno di costruzione 1909.
Fa parte di un sistema di 3 vasche per la raccolta dell’acqua, fatte costruire dall’antico proprietario Ferdinando Battistini (1867-1929), al quale si deve anche il rimboschimento di questo versante del San Giorgio con il Pino nero. Le vasche sono state dedicate ai suoi 3 figli.
L’altra vasca si incontra più oltre, con il nome di VASCA STEFANO. La terza, la VASCA MARIA, è all'interno del parco, vicino alla villa.
Continuando sul sentiero, si passa vicino a una vasca dell’acquedotto, a questo punto la vegetazione cambia: si attraversa un bosco misto, con castani, qualche faggio, roverelle e pini; ancora pochi passi e incomincia la parte percorsa da fuoco, completamente devastata: così si presentava, 25/2/99, il sentiero vicino alla vasca Stefano, che s’intravede in fondo a destra.

 

Oggi, senza più copertura vegetale, i rovi la fanno da padroni; in compenso c’è una vista molto bella su Piossasco e sulla pianura.


Il fuoco ha anche messo a nudo le aspre rocce che formano l’ossatura della montagna, in quest’immagine (sotto) si vede anche un pinetto nato dopo l’incendio.

          

Proseguendo il sentiero, s’incontra un’altra pianta caratteristica: si tratta di un leccio (quercus ilex) che è sopravvissuto al fuoco, perché la radice è protetta dalle rocce.

            

Ancora pochi passi, e s’incontra il sentiero che sale dalla Croce dei Castelli.

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